La pianura Pontina

Un bel percorso da gustare con calma


Vista della pianura pontina dal monte Circeo. A destra della striscia costiera è il lago Paola, sulla destra, in fondo, si nota la città di Sabaudia.

Oggi è una di quelle giornate in cui la moto mi accompagna non lontano da casa, in una rivisitazione del territorio Pontino con l’intento di dar sfogo anche alla mia passione video-fotografica.
Percepisco che la moto scalpita perché vorrebbe “piegare” più spesso, ma il tragitto pianificato mal si presta ai “curvaioli” in quanto quasi totalmente pianeggiante e con strade ortogonali. Ma, vista l’insistenza, le concederò qualche curvetta deviando per Bassiano.

Il viaggio, anche se breve, lo si gusta di più andando lenti per scovare piccoli scorci nascosti. Bisogna cogliere l’attimo, la loro attrattiva a volte dura poco tempo in quanto caratterizzata da particolari condizioni di luci ed ombre. La moto è molto utile perchè consente di addentrarsi in luoghi stretti e distanti dalla strada principale portandoci in territori che altrimenti non avremmo visto.

Il tragitto proposto è un bel percorso di circa 180 Km che consente di divertirsi su strade di varia natura, bei panorami, bei luoghi e borghi da vedere e soprattutto lontani dal traffico caotico. Si spazia tra monti, pianure e strade costiere, quindi si può decidere anche di fermarsi a gustare un buon piatto a base di pesce o di carne.

Percorso vario e poco impegnativo sulle provinciali Appia, Pontina; con strettoie e non sempre agevole a causa del passaggio di mezzi pesanti quello tra i campi; più impegnativo, ma non troppo, quello per Bassiano. In tutti i casi è importante non superare i limiti di velocità suggeriti dai cartelli stradali e guidare tenendo conto delle circostanze del momento.

L’Agro Pontino, un po’ di storia

Tentativi di bonifica

Rappressentava, come osserva il Geologo Mario Tozzi, l’Amazzonia italiana, la più grande pianura costiera d’Europa a torto considerata solo una zona malsana e non, invece, zona ricca di vita con l’mportante funzione di salvaguardia dell’ambiente e, oggi, contro il cambiamento climatico. Insomma un ecosistema costiero unico al mondo, soprattutto per le rarissime specie faunistiche e vegetali presenti.

In foto la pianura pontina oggi e come dovette essere in tempi antichi


Foto tratta dal Museo “Piana delle Orme” , rappresenta il lavoro in laguna. Luogo da visitare per farsi un’idea visiva delle condizioni di sviluppo della bonifica, ma non solo.

E’ comunque un territorio da sempre ricco di acque, infatti le idrovore dell’impianto di Mazzocchio, 6 enormi macchine, non si fermano dal 1934, se si fermassero buona parte della pianura si allagherebbe. Tale infausta eventualità fu per i tedeschi un vantaggio, dato che fu attuata al fine di creare problemi all’avanzamento delle truppe alleate durante l’ultima grande guerra.

Indubbiamente la bonifica rappresentò anche una grande opportunità di lavoro a basso costo e di creazione di nuovi territori produttivi.

Percorrere oggi queste strade dell’Agro Pontino, così ricche di fattorie ed abitazioni ben ordinate, di campi coltivati e di canali sempre scorrevoli, mi fa pensare a quando, nei primi anni del secolo scorso era ancora solo un’enorme zona di paludi malariche che mal si adattava alla vita ed al lavoro dell’uomo che, comunque, abitò sin da tempi antichi.

“Lestra”, antica capanna utilizzata da chi ci lavorava.

In mancanza di appoggi nella palude, si utilizzava il cavallo come “attrezzo” poggia-fucile per procacciarsi la selvaggina.

Canale di irrigazione che costeggia la via Appia

Percorrere con la moto per puro godimento questi luoghi mi fa un po’ intristire pensando a quanti uomini e donne hanno lavorato in condizioni difficili per la propria salute nel periodo della bonifica effettuata durante il fascismo a partire dal 1924

Ragionando col senno di poi ed alla luce dei noti problemi climatici dei nostri giorni, aver eliminato la “palude pontina”, come capitato ad altre zone simili in Italia, dal punto di vista del cambiamento climatico è stato un errore con il risultato di aver distrutto un ecosistema unico. Oltre al problema dell’effetto serra a cui si è contribuito col taglio di migliaia di alberi, fra l’altro distrutti addirittura con le mine, si è favorita l’estinzione di un gran numero di specie animali e vegetali contribuendo alla riduzione della biodiversità. Ma a quei tempi evidentemente si pensava che tutto sarebbe rimasto intatto.

Questo è il percorso seguito
Un avviso importante: il tratto da Bassiano a Sermoneta Via Casanatola/via S. Francesco, l’ho trovato abbastanza disconnesso in quanto pieno di buche e stretto, quindi attenzione!
Non saprei adesso, dopo un bel po’ di tempo trascorso, in che condizioni si trovi, per cui prima di percorrerlo meglio chiedere alla Polizia Municipale di Bassiano.
In ogni caso l’alternativa è tornare indietro ripercorrendo la via Valvisciolo sino all’Abbazia e poi girare a sinistra per Sermoneta
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