La passione… va allenata! – 1/2

L’obiettivo di questo articolo…

è un invito ad effettuare ogni tanto dei brevi percorsi dedicati solo all’allenamento in moto.
Mi rivolgo soprattutto a chi ama utilizzare la moto per scorribande su strade tortuose di montagna, in particolare ai giovani poco esperti desiderosi di raggiungere, erroneamente, risultati in poco tempo. Ma anche coloro che non utilizzano la moto da tempo o che vogliano ricominciare possono trovare uno stimolo, quale che sia l’età.

La strada, a diffferenza della pista dove le azioni sono prevedibili perchè programmate, nasconde mille insidie.

Andare su strade di montagna comporta la necessità di superare spesso i cosiddetti “tornanti”, veri e propri ostacoli psicologici a causa di manovre a basse velocità, ma anche momento di verifica delle proprie abilità.
Vediamo come acquisire fiducia in se stessi e quali posssano essere i motivi per i quali convenga dedicare del tempo ad allenarsi senza mai perdere di vista, però, il fattore sicurezza.

Approcciarsi in modo corretto alla guida della moto sui tornanti

Non tutti amano i tornanti e la causa di solito è la paura di perdere il controllo della moto e quindi di cadere, magari a causa di precedenti esperienze negative. La paura causa rigidità muscolari che non consentono una coordinazione precisa tra i vari segmenti corporei (gambe, busto, braccia) nella gestione della moto.
Per raggiungere questa capacità occorre esercitarsi specificamente.

Andare in moto richiede forte impegno sia tecnico che psico-fisico. Il percorso misto su strade tortuose e trafficate ne richiede ancor di più soprattutto in termini di concentrazione, rispetto per se stessi e gli altri e poca emotività. E’ opportuno quindi mettere da parte certi comportamenti di agonismo autoreferenziale, rispettare il valore della propria e altrui incolumità e applicare le regole del codice della strada.

La tecnica in curva

Il mio modello di riferimento: in una curva, effettuata in maniera “professionale”, il pilota entra ed esce con andatura fluida, con la giusta piega, col busto eretto e leggermente inclinato in direzione della curva stessa, senza rigidità e tentennamenti dovuti a repentini rallentamenti o accelerazioni. senza andare oltre la linea di mezzeria.

Ingresso e Sguardo verso l’uscita

In ingresso, come vedremo più avanti, se necessario riduci gradualmente la velocità magari inserendo una marcia più bassa. Un ulteriore, importante, traguardo da raggiungere è quello di imparare a guardare la curva nella sua totalità, non solo pochi metri avanti la ruota ma dirigendo lo sguardo verso l’uscita. Durante l’uscita dalla curva, accelera in modo graduale raddrizzando la moto.

Torcere il capo per portare lo sguardo verso l’uscita della curva…

… le prime volte sarà difficile farlo perché è istintivo guardare dove la ruota anteriore andrà a poggiare, ma poi, con l’esperienza, diventerà più facile e ci si stupirà nel constatare che con tale tecnica si riesce a percepire una maggiore quantità di spazio, compresa quella più vicina alla ruota. Questa tecnica consente di:

  • favorire la fluidità e la continuità di corsa evitando cali di velocità o accelerazioni che possano essere causa di cadute
  • accorgersi per tempo se altri mezzi in contromano stiano invadendo la nostra corsia

Un esempio reale

Tornante sinistro. In questa sequenza, che ho ricavato da un video pubblicato su “Motoviaggi italiani” in Facebook, è chiaro come sia necessario volgere lo sguardo più avanti possibile, infatti l’auto dello sciagurato guidatore ha invaso la corsia ed avrebbe potuto causare gravi conseguenze se il motociclista se ne fosse accorto tardi.

Ma prima di curvare occorre entrarci…

Riferendoci ad una curva verso destra, più problematica a causa del raggio di curvatura più corto, l’ingresso deve essere graduale, scalando le marce e sfruttando il freno motore, senza allargare troppo per non invadere l’altra corsia, due dita sulla frizione e piede sul freno pronti a correggere la traiettoria, quindi puntare lo sguardo verso l’uscita e, accelerando sempre con gradualità, raddrizzare la moto.

Andare in piega

Per affrontare la curva è necessario inclinare la moto verso il lato interno della curva stessa avendo sempre in mente che maggiore è la velocità maggiore dovrà essere l’angolo di piega. Quindi…attenzione!
Per far curvare la moto mantenendo una buona aderenza e contrastare la forza centrifuga che ti spinge dalla parte opposta, bisogna spostare leggermente il busto verso l’interno della curva e contemporaneamente effettuare una leggera pressione sulla manopola (semi manubrio) del lato interno della curva, ciò favorirà una traiettoria dolce e precisa.


Sembra paradossale ma la moto, pur se cerchiamo di mandarla leggermente nella direzione opposta, a causa “dell’effetto giroscopico”, si inclinerà dal lato della curva da percorrere facilitando la piega. In realtà tutti abbiamo sperimentato da bambini che, intuitivamente, per girare occorre una leggera pressione sul manubrio della nostra bicicletta, ma quasi mai ce ne siamo resi conto.
Le prime volte cercheremo di percorre il tragitto a velocità ridotta mantenendo ridotto l’angolo di piega della moto e senza esagerare nello spostamento del busto.

Ricorda che quando si è in piega si riduce la superficie dello pneumatico a contatto col terreno, pertanto repentini cali di velocità o frenate eccessive conseguenti e istintive brusche accelerazioni in uscita, a causa della perdita di aderenza dello pneumatico, possono causare slittamenti come, per es., l’effetto “high-side” (disarcionamento) con conseguente caduta.

Questo video di moto.it è molto esplicativo… https://t.ly/pGG9


Ricorda inoltre che perdere velocità in uscita da un tornante in salita e con forte pendenza può essere causa di cadute provocate da slittamenti della ruota posteriore.

L’uscita dalla curva

L’uscita è ottimale se ci ritorviamo sempre sulla nostra corsia e quanto più possibile a destra, quindi appena superato il punto di corda dare gas e il gioco è fatto. Tutto dipenderà dalla correttezza delle due precedenti manovre, ingresso e tratto in piega.

Come allenarsi

Quando si affronta un percorso ricco di curve per le prime volte è saggia decisione percorrerlo a velocità ridotta mantenendo basso l’angolo di piega della moto. La ripetizione, in un certo lasso di tempo più o meno lungo, consentirà una certa autonomia fino ad acquisire un’ottimale capacità di controllo dei propri movimenti e quindi della stessa moto.

Pertanto, ritengo sia molto utile dedicare alcune uscite alla ripetizione di entrate ed uscite in curva. Consiglierei di scegliere un percorso o un tratto non lungo con una serie di curve non molto distanti l’una dall’altra, e ripeterlo più volte. Scegliere un tratto dove sia possibile effettuare inversioni di direzione in assoluta sicurezza e al di fuori della strada.
Nel caso in cui si avessero problemi nel gestire la propria moto nelle manovre da fermi, perché pesante o perchè non si tocca bene con le piante dei piedi per terra, alcuni esercizi su un piazzale sarebbero utili per aumentare il livello di confidenza con il mezzo, magari utilizzando dei piccoli coni o qualsiasi cosa per poter effettuare curve e cambi di direzione a bassissima velocità. Su internet si trovano vari video illustrativi.

Superare l’emotività

Man mano che si ripetono le esercitazioni, ovviamente in un arco di un tempo non certo breve, si arriverà ad un punto in cui le traiettorie curvilinee saranno abbastanza familiari da far sì che ci si possa concentrare sempre di più sulle reazioni della moto e sulle proprie sensazioni corporee rafforzando in tal modo le capacità di autocontrollo ed il senso di sicurezza nelle proprie possibilità. L’effetto, non secondario, sarà quello di raggiungere un sempre maggiore rilassamento muscolare, accennato all’inizio, necessario per gestire le manovre con meno emotività e maggiore sensibilità e precisione.
La rigidità muscolare, dovuta alla paura di cadere, è un meccanismo naturale e involontario che può essere causa di goffe e pericolose manovre, ma è sicuramente possibile imparare, quanto meno, a gestirlo.
Il fine è quello di prendere sempre più coscienza delle proprie capacità tecniche e psico-fisiche per affinarle ed aumentare la fiducia in se stessi.

Ginnastica e moto

Allenamento tecnico, muscolare e organico

Andare in moto richiede un impegno psico-fisico di alto livello che richiede una buona forza resistente, una forza capace di mantenere a lungo una buona postura. Occorre avere anche una buona capacità aerobica con cui ossigenare bene muscoli e cervello per non andare in affaticamento (debito d’ossigeno) e commettere valutazioni o manovre errate nella guida. Oltre all’allenamento tecnico si dovrebbe dedicare del tempo anche all’allenamento muscolare in palestra e all’allenamento organico come la camminata sportiva o la corsa. Se si pratica già uno sport in maniera sistematica è ancor meglio.
Più avanti si è con l’età e maggiore dev’essere l’attenzione al fitness.

In ultimo, ci tengo a precisare che questi sono solo suggerimenti dettati dalla mia esperienza e cultura motociclistica. In massima parte ti devi concentrare prioritariamente:
– sulla conoscenza ed il rispetto delle norme di circolazione
– avviare un approccio graduale ma costante alla pratica per il superamento delle difficoltà

Mi sento di consigliare, fra l’altro, un buon corso di guida con istruttori qualificati che possano controllare de visu il tuo comportamento in moto.

Buona strada!

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